Storie di uomini e di animali che riporto dalla cronaca.

Cominciamo dalla storia riportata dal giornalista Luca Fazzo da Il Giornale.

Luca ha perso e ritrovato il suo cane Porthos, ma nel momento dell’abbraccio, che scioglieva l’angoscia, ha sentito in Porthos come un pianto. Il cane, pure nel pericolo, aveva scoperto l’istinto primordiale della libertà.

Seconda storia. A proposito di libertà, parliamo dell’orso M49, ormai più famoso di un attore holliwoodiano. Innanzitutto complimenti per le sue capacità di fuga: come se fosse ad Alcatraz ha scavalcato una rete di 4 metri elettrificata.

Per capire se si può o si deve uccidere l’orso, è stata chiamata in causa anche la Corte Costituzionale. Io credo che basti sedarlo e portarlo in un habitat più confacente a lui e non pericoloso per noi e per i nostri beni.

La terza storia è struggente. La moglie del domatore ucciso in un circo in Puglia da una delle sue tigri,  dice: “Non ammazzate la tigre, non è colpevole”.

Mi ha colpito molto questa parola, “non è colpevole”, non era voglia di fare male è l’istinto.

E a proposito di istinto arrivo all’ultima storia. Due cacciatori canadesi si sono fatti immortalare accanto alla carcassa di un leone appena ammazzato in un safari.

Anche l’uomo ha l’istino di morte. Però ne è consapevole, a differenza della tigre. E lo esibisce, anche. Lo propaga in maniera moderna con i social. E lì sì, essendoci colpa, che ci deve essere una punizione esemplare.

CB 60 secondi alle 6 (Radio Montecarlo)

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