Coronavirus, le conseguenze sul lavoro e sulla psiche

Ti è piaciuto l'articolo? Condividilo

Alla fine, come nelle cronache annunciate di Marquez, il suicidio arrivò. Nei giorni scorsi nella guerra mediatica e politica perenne fra apocalittici e integrati, fra chi vuole chiudere tutto e chi vuole riaprire tutto, fra governatori e Governo, si era parlato delle conseguenza del Coronavirus sul lavoro e sulla psiche in termini statistici.

Disoccupati a non finire, e forse fino a ventimila persone che si sarebbero tolte la vita per questo. I numeri sono una cosa, la dimensione epica della cronaca, e le singole storie un’altra, la dimensione soggettiva, per stare alla metafora letteraria.

Che cosa passa nella mente di un giovane di 26 anni che a Milano si è buttato nel vuoto, non lo sapremo mai di preciso.

Però le spiegazioni ufficiali, esterne, dicono disperazione per la perdita del lavoro. La sua azienda lo aveva messo in cassa integrazione. Affari diminuiti, colpa del virus.

Tra problemi reali e un cavalcare l’onda drammatica del momento, una sorta di surfismo capitalistico cinico, in questa condizione rischia di finirci mezza Italia. Con la tristezza nel cuore di una vita persa, smettiamola però di fare algoritmi sulla tragedia.

La singola storia, il singolo shock deve spingere la politica ad agire, pochi bla bla, niente scaricabarili tra Governo e amministratori locali, zero burocrazia. I sostegni devono arrivare “realmente” alle famiglie, ai singoli, alle imprese.

Ad alcuni sembra un reddito di cittadinanza prolungato ed esteso e fatto digerire con altri nomignoli? Pazienza. Non trotterelliamo sulla semantica.

In effetti la parola reddito è linguisticamente sfigata, fa pensare subito a chi non fa un cacchio e vive comunque. La parola cittadino però non l’hanno inventata i grillini, è nella storia della democrazia e della nostra Costituzione. Trump vi sembra un devoto del welfare comunista?

Non direi, però un mio amico manager che fa la quarantena a New York mi spiegava bene, cosa che non troviamo con esattezza suo nostri giornali, quanti dollari stanno per arrivare in ogni singola, ripeto singola, famiglia americana bisognosa.

Si parte da 1,200 dollari per arrivare a cifre più alte in base a figli e reddito.

Insomma non è il momento delle polemiche tra neo-liberisti e neo-assistenzialisti. La ripresa, a prescindere da quando e come si potrà tornare alla normalità, sarà durissima.

Ci vorranno tanti miliardi di euro che non abbiamo, uno sforamento del tetto del deficit in stile greco. Il destino di Conte non si gioca con i rivali degli ultimi mesi, Renzi e Salvini. Si gioca sulla sua abilità europea.

Se l’asse franco tedesco non molla, soprattutto la Germania, noi andiamo incontro a una crisi epocale. E devastante. Non solo disoccupazione, disperazione, suicidi, ma i diritti alla vita di un’intera generazione cancellati.

Sennò arriverà come nella favole horror un drago, che volando tra l’Italia e i poteri forti del continente che ben conosce, drenerà verso l’Italia questa massa di danaro indispensabile.

Come andrà a finire tutto questo non si sa. A me interessa come cronista che ama Marquez non dover raccontare domani un’altra morte annunciata.

@CBrachino