Fontana, in Lombardia misure più restringenti e aiuti a imprese e famiglie

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Intervista ad Attilio Fontana, Presidente Regione Lombardia

 

Presidente, dopo il confronto serrato don il governo, lunedì si ripartirà con un protocollo unico o ogni regione ne avrà uno proprio ?

Le regole di tutela della salute pubblica non potevano che essere uguali per tutti, poiché è evidente che stabilire quale sia la distanza di sicurezza per non mettere a rischio il cliente di un ristorante è un dato oggettivo, non qualcosa che dipenda dal territorio.

Così come intervenire per fare chiarezza sulle responsabilità di un imprenditore che deve comunque creare condizioni di sicurezza per poter riavviare la sua attività. Il confronto è stato necessario per rendere quindi più coerenti le regole a vantaggio dei cittadini e degli imprenditori.

 

Lunedi 18 maggio cosa riapre in Lombardia e come?

Tutte le attività commerciali al dettaglio riprenderanno, così come i parrucchieri, i ristoranti e i bar, come abbiamo già anticipato in questi giorni. In Lombardia restano delle prescrizioni più stringenti sulla rilevazione obbligatoria della temperatura per i dipendenti degli esercizi, sull’uso della mascherina anche all’aperto e la sollecitazione registrarsi sulla nostra app “AllertaLom” che rende più semplice tracciare la mappa della situazione del contagio comune per comune.

 

Le misure di convivenza con il virus in questa fase 2 la convincono o no?

Il virus, ormai lo sappiamo tutti, non scomparirà da solo. In attesa che ci sia una cura – e su questo i nostri istituti di ricerca con gli ospedali stanno ottenendo risultati incoraggianti – oppure finalmente il vaccino, il primo presidio è sempre il comportamento individuale, sul quale i lombardi hanno dato prova in queste settimane di assoluta responsabilità e consapevolezza.

 

Essendo stata la sua una delle zone più colpite cosa si aspettava dal Decreto rilancio per le attività essenziali del territorio?

Bisogna ancora capire come questo proposta del governo così ampia e ambiziosa, riesca nel concreto a “scaricarsi a terra” e diventare strumento realmente efficace per cittadini e imprese. Mi riservo di vedere in maniera più approfondita. Ascoltando le categorie e i cittadini non ho ancora registrato entusiasmi.

Noi intanto non restiamo fermi: abbiamo messo in campo una manovra sul fronte degli investimenti da tre miliardi per le opere pubbliche per il triennio, di cui 400 milioni subito disponibili per comuni e province che siano in grado di iniziare entro la fine di ottobre lavori di sistemazione stradale, interventi sul patrimonio scolastico, attività per la difesa idrogeologica.

Sono risorse che metteranno in movimento da subito per imprese e lavoratori. Ci sono poi numerose azioni già assunte sull’aiuto alle famiglie – e altre sono in programma – e sull’accesso al credito che sono già attive.

 

Test sierologici. A disposizione di tutti, a pagamento, utili o meno, facciamo chiarezza.

Come chiarito dal Ministero della Salute i test sierologici sono utili per indagini epidemiologiche che ci consentono di verificare quanto ha circolato il virus in una zona specifica o dentro una comunità, residenze per anziani, ospedali etc.. Allo stesso tempo ha precisato che questi non hanno alcuna valenza ai fini diagnostici, per i quali l’unico strumento efficace resta il tampone.

Noi pertanto sconsigliamo al singolo di effettuarlo, perché se dovesse risultare positivo agli anticorpi dovrebbe comunque sottoporsi al tampone. Non potendo impedire ai laboratori privati di effettuarli e anche per regolamentare una situazione che si stava già verificando sul territorio, abbiamo concesso l’autorizzazione, con la condizione che il laboratorio offra però anche la possibilità di effettuare il tampone, qualora il soggetto risultasse positivo agli anticorpi. Se anche il tampone dovesse risultare positivo, provvederemo a rimborsare la tariffa pagata per la prestazione.

Con l’ultima delibera sulla sorveglianza sanitaria abbiamo dato la possibilità ai medici di famiglia di prescrivere il tamponi, nei casi sospetti o nei contatti di un caso positivo, anche se asintomatico. Abbiamo rafforzato la presenza del personale sanitario a disposizione, attraverso le USCA e gli operatori delle ASST, sarebbe meglio che il cittadino si rivolgesse, dunque, al proprio medico, anziché affidarsi al “fai da te”.

 

Si è detto retoricamente tutti uniti nell’emergenza, invece non sono mancati gli attacchi a lei e alla sua giunta. La politica italiana ha perso un’occasione?

Guardo quello che sta avvenendo negli altri Paesi europei altrettanti colpiti e non rilevo la durezza e anche la intempestività di polemiche e aggressioni politiche che vedo da noi. Per 10 giorni dal 21 febbraio abbiamo stentato a fare capire al paese e a molte istituzioni la gravità della pandemia; nei 15 giorni successivi abbiamo remato tutti nella stessa direzione; poi è cominciato a farsi strada volontà di polemizzare e di ottenere vantaggi politici da una situazione di emergenza.

Dovrebbe essere chiaro a tutti che la gestione di una emergenza mai vista come questa, non si sposa con la ricerca del consenso. Ecco, per rispondere alla sua domanda… si, credo che la politica abbia perso una occasione.

di Claudio Brachino