Populismo d’elite. La pandemia fa cadere le maschere

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Elegante, azzimato, ciuffettato. È lui, nonostante l’aspetto borghese, la vera incarnazione del populismo in Italia.

Ci voleva una pandemia per far gettare la maschera a Conte.

Altro che Salvini, che dopo felpe e giubbotti ora ha inforcato gli occhiali per vedere meglio i sondaggi e si è dato una mossa-scossa ridando al vita a un Parlamento di fatto esautorato.

E neanche il discorso del premier alle Camere cambia la sostanza. Poche novità rispetto a domenica. Diverso sarebbe stato se il passaggio ci fosse stato prima dell’ennesimo decreto del presidente del Consiglio ispirato dai numeri apocalittici del Comitato tecnico-scientifico.

La semantica di comitato non mi piace, un po’ mi fa pensare alle riunioni del condominio, un po’ all’Unione Sovietica. Se non altro, visto che Colao telelavora dalla campagna londinese e che del comitato anti-fake news si sono perse le tracce, abbiamo capito chi ci governa davvero.

Però ci è negato il piacere democratico di vederli schierati in una pubblica conferenza stampa. Tanto il frontman unico è lui, l’avvocato del popolo, e questo è tecnicamente il populismo.

Rendere nulle le liturgie democratiche pur tenendole in vita formalmente.

Una teoria qualche volta è come un giallo, e per chiarire un giallo bisogna andare agli inizi.

La mia teoria è che Conte e Salvini siano i veri rivali per lo scettro del populismo in Italia. Andare agli inizi vuol dire riascoltare il discorso di Conte al Senato il 20 agosto del 2019 quando stava per nascere il governo giallorosso.

Un discorso di basso profilo istituzionale ma quasi tutto rivolto contro Salvini, che pure era stato ed era ancora per poche ore suo ministro e suo vicepremier.

Molti analisti si chiesero perché, scomodando anche psicanalisi e pettegolezzi.

A noi viene invece incontro il lavoro dei politologi anglosassoni, che da tempo hanno mandato in soffitta Destra e Sinistra, roba da Novecento, da civiltà industriale, e parlano della nuova dicotomia Alto-Basso, roba da civiltà digitale globalizzata.

In Alto c’è l’oligarchia politico-finanziaria del Potere, poche persone che decidono tutto. In Basso abbiamo la marea dei cittadini, sintesi della classe media impoverita e del fu proletariato, con sempre meno soldi e soprattutto con sempre meno diritti.

La democrazia rimane, ma il cittadino sa che con il suo voto delega qualcuno che di fatto si assocerà all’oligarchia dominante e non lo proteggerà.

In questa impasse si inserisce il leader populista che dice ai cittadini: non vi preoccupate, ci penso io! Salvini lo è stato in sommo grado dal Basso verso l’Alto, ma ha sbagliato i calcoli la scorsa estate. Conte lo è oggi, unico e incontrastato dall’Alto verso il Basso.

In questa linea dinamica si muovono le sue decisioni, i suoi ordini, le sue concessioni.

Per la dittatura della Salute, sono stati sospesi diritti costituzionali importanti, istruzione, privacy, libertà.

Ma oggi con il primo Primo maggio virtuale della storia, il pensiero va soprattutto al diritto al lavoro, per molti già da domani una pura chimera.

CB